
Fa uno strano effetto sentire rielaborazioni attuali di quella stessa musica che molti anni fa ha formato il tuo gusto. Nel giro di pochi mesi è successo prima con l’elettronica della Bristol di anni ’90 con Untold di Sophia Loizou, e ora con l’elettronica di Manchester con questo delizioso Time Together (Hues and Intensities) della scozzese Susannah Stark, appena pubblicato dall’etichetta belga Stroom. La cosa curiosa è che tanto Sophia Loizou quanto Susannah Stark provengono da una formazione artistica e accademica interdisciplinare, e nel caso di Susannah Stark più legata alle arti visive che alla musica. Già in sue recenti installazioni, però, Stark ha rivolto una certa attenzione al fattore musicale e sonoro. Su Inside Out ha usato una colonna sonora reggae come sottofondo di un video sui denti del giudizio, mentre su North East Wis-Dom ha usato voci come strumenti che in qualche modo danno forma alla realtà.
Su Time Together applica un po’ gli stessi meccanismi che utilizza nella sua produzione artistica e parte dal concetto archeologico di spolia, ossia la pratica di riutilizzare vecchi materiali in nuove costruzioni, vecchie tecnologie ormai viste come residui manifatturieri in nuove pratiche produttive e esistenziali. Qui la spolia è la “vecchia” nuova elettronica di fine anni ’80, quella della Second Summer of Love, di Manchester e Glasgow. Una scena musicale nata insieme a Susannah Stark e che Susannah Stark (classe 1988) non ha ovviamente potuto vivere in prima persona, ma ha potuto vivere appieno il sedimento di quella musica nella musica che è venuta dopo. Come per l’installazione North East Wid-Dom Stark ha iniziato a “sentire il residuo energetico di voci e stili musicali cha hanno formato e continuano a formare intere aree urbane come Brixton.”
In questo modo nelle sette tracce del disco, la sentiamo björkeggiare intelligentemente su un pezzo che inizia trappeggiando su “Can of Worms,” mostrando come gli 808 State siano parte integrante anche delle sonorità più attuali. “Remind You” nasconde un acid-jazz d’antan sotto il gioco di incastri di riverberi sulla voce (da sentire in cuffia e con delle buone cuffie), cosa che fa anche e forse meglio la breve “This is For Us,” pezzo quasi a-cappella che mette in sottolinea tra l’altro le evidenti doti vocali di Susannah Stark. “Dear Beloved Friend” tradisce le sonorità dei Chemical Brothers più chill-out e le manipolazioni sulla voce usata più come strumento musicale che come veicolo di significati verbali mostrano appieno l’attitudine di un disco che vuole riscoprire soprattutto la voce.
Con Time Together Susannah Stark fa un lavoro di ricerca di identità, la propria, tra storia personale e bagaglio culturale, e riesce a costruire della musica che per quanto si leghi a una tradizione ormai vecchia di trent’anni non suona mai vecchio, non sembra mai vintage né tantomeno derivativo, e anzi, riesce a dare una nuova forma a vecchie sonorità e renderle appetibili anche per orecchie abituate alle confusioni degli anni ’20 del nuovo millennio. Qui tutto viene rinnovato, ricreato, rinfrescato, il vecchio viene reso parte del nuovo: non c’è spazio per la nostalgia, perché è tutto ancora qui, in un eterno ritorno che ha reso il presente di una volta il nostro passato e il futuro di qualcun altro.

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