
Alcune delle uscite discografiche più interessanti del prossimo mese.
Best Fern, Earn then Air (Blackwood Music & Youngbloods) — 3 febbraio
Mike Schofield è autore di un disco totalmente realizzato con il prophet 600 (Glass Gallery), Alexia Avina ha alle spalle tre album e una manciata di ep di puro e etereo dream-pop, tra cui Unearth pubblicato per Topshelf Records nel 2020. Insieme sono il duo ambient-pop Best Fern e Earn then Air è il loro primo album dopo l’ep omonimo del 2016 e l’ep di cover dell’anno seguente. In uscita il 3 febbraio per Blackward Music & Youngbloods.
Bondo, Print Selection (Quindi Records) — 24 febbraio
Quindi Records continua a esplorare la rielaborazione della prima ondata di post-rock che sta avvenendo negli Stati Uniti (Sprain, Poorly Drawn House, Alexalone, Credentials), e dopo il sublime From the Basement dei Dead Bandit si sposta nella Los Angeles dei Bondo, quartetto che rispolvera gli accordi leziosi e quasi slo-core di band come Sonora Pine e le atmosfere del David Pajo solista, arricchiti da una patina dub, frammenti di melodia e una spolverata di elettronica.
Golden Brown, Weird Choices (Inner Islands) — 3 febbraio
Golden Brown è il progetto di Stefan Beck, chitarrista del Colorado che ha già dato prova del suo talento su dischi come Luminous. Weird Choices è un titolo azzeccassimo per questo suo terzo album, sempre per Inner Islands, dato che all’usuale chitarra acustica, reminiscenze del miglior John Fahey, Beck qui si sposta un po’ più nel mondo elettronico, usando synth e tastiere che lo avvicinano a atmosfere quasi kosmische.
Le Diable Debutante, Fleur de chagrin (Aguirre Records) — 10 febbraio
Le Diable Debutante è Pauline Marx, già attiva nel duo La Fureur de Vouivre. Fleur de chagrin è una favola nera, accesso diretto agli inferi per una strada fatta di suoni spezzati e percussivi che accompagnano una voce salmodiante che spesso si lascia trascinare in territori quasi folk. Tra la miglior Nico e le atmosfere che chi segue Aguirre Records hanno imparato a amare con Jean-Marie Mercimeck.
David Edren & Hiroki Takahashi, Flow | 流れ (Aguirre Reccords) — 10 febbraio
Ambient etereo e rarefatto invece per la collaborazione tra il tastierista David Edren e l’artista visuale Hiroki Takahashi, già parte del collettivo UNKNOWN ME. Gentili rintocchi di synth e tastiere soffici e meditabonde scolpiscono alcune composizioni eleganti e sfaccettate scritte a partire da metà 2020 fino a oggi, tra cui la malinconica “Cascade| 滝 ” e la tenera “Shift Register | シフトレジスタ”. Esce il 10 febbraio per Aguirre.
Kay Echo, Montage (not on label) — 10 febbraio
Kay Echo ha registrato i soundscape di Montage nell’arco degli ultimi due anni, originariamente pensato come un’unica lunga improvvisazione e poi ritagliata e ricucita insieme in un flusso che tocca ambient, shoegaze, folk-drone e psichedelia anni ’90. Tutto il disco oscilla tra un senso di ansia e frustrazione e la speranza rassicurante in un domani sereno. Per gli amanti di Grouper e in generale del catalogo kranky.
En Attendant Ana, Principia (Trouble In Mind) — 24 febbraio
Il secondo disco della formazione parigina En Attendant Ana esce a due anni di distanza dall’esordio Juillet, uscito sempre per Trouble in Mind, e se da una parte sembra un disco perfettamente accordato al catalogo dell’etichetta di Chicago, dall’altra sembra anche promettere un deciso passo verso la maturità nel sound del gruppo. Power-pop, fin dall’attacco del primo singolo “Principia,” ma anche un tocco di pop dalle tinte marcatamente stereolabiane su “Same Old Story” e una scaletta che promette un jangle-gaze in salsa garbatamente retrò.
Sam Gendel, CookUp (Nonesuch) — 24 febbraio
Prolifico più che mai Sam Gendel inizia il 2023 con un disco di cover rielaborate. Il progetto di CookUp è quello di trasfigurare e tradurre in chiave nu-jazz alcuni classici r’n’b dei ’90 e ’00, da Beyoncé a Aaliyah a SWV. Operazione che non ha niente di nostalgico e che si muove più sui solchi della filologia, volendo estrarre delle comuni strutture tra il pop di ieri e il jazz di domani.
Ioscil + Lawrence Englis, Colours of Air (Kranky) — 3 Febbraio.
La prima uscita del 2023 per il catalogo kranky è affidata a un veterano dell’etichetta Ioscil, aka Scott Morgan, che insieme a Lawrence English ha composto e suonato otto elegie per un organano a canne conservato in un museo di Brisbane. L’organo viene usato in modo improprio, più come strumento per creare droni meditativi che melodie liturgiche, e incanalarli in otto bozzetti ciascuno dedicati a un timbro peculiare che assume l’organo usato più che suonato. Preannunciano il disco il giallo fluttuante di “Yellow” e il languore quasi retromaniaco di “Violet.”
Hollie Kenniff, We All Have Places that We Miss (Western Vinyl) — 10 febbraio
La chitarrista americano-canadese Hollie Keniff continua a scolpire soundscapes acustici che sono itinerari verso pianure rurali e confortanti. Se The Quiet Drift raccontava l’estasi dello smarrimento, We All Have Places That We Miss sembra voler raccontare la familiarità dei posti domestici che portiamo tutti nel cuore, quelli che abbiamo vissuto e mai dimenticato e quelli che conserviamo come luoghi mentali dove nasconderci. Ambient ai confini con la new age meno oltranzista, dream-pop armonico costruito su droni di synth, una chitarra usata in modo inusuale e suadente sono gli ingredienti che stanno portando Hollie Keniff nell’olimpo del genere costruito attorno a figure come Grouper o Stars of the Lid.
Liv.e, Girl in the Half Pearl (In Real Life Records) — 10 febbraio
Per chi aspetta una versione ruvida, abrasiva, sfrontata e senza compromessi di dischi come Rainassance sarà accontentato il 10 febbraio col secondo album per la texana Oliva Williams, aka Liv.e. Inizialmente comparsa su alcuni post Instagram di Lojii per poi arrivare anche sulle pagine web di alcune riviste più in vista, Liv.e è un caleidoscopio di r’n’b, nu-soul, hip-hop classico e non, con un’attitudine lo-fi e fieramente indipendente. Couldn’t Wait to Tell You… del 2022 ha spostato molto in alto l’asticella delle aspettative, i primi estratti da Girl in the Half Pearl sembrano spostarle ancora più in alto con sfumature jazz e noise.
The Necks, Travel (Northern Spy) — 24 Febbraio
Pronto il diciannovesimo album degli australiani The Nekcs, terzetto che mescola al jazz una miscela esplosiva di psichedelia, ambient, minimalismi e un tocco avanguardista. Travel è un doppio disco che contiene quattro lunghe tracce, una per lato, ciascuna un viaggio allucinato nell’arte dell’improvvisazione e della follia, come testimoniato dal singolo “Imprinting,” una vera e propria applicazione della teoria matematica del caos alla musica.
Marlene Ribeiro, Toque no sol (Lovers & Lollypops/Rocket Recordings) — 10 febbraio
Già parte del collettivo noise-rock psichedelico Gnod e attiva come musicista elettronica con il moniker Negra Branca e dopo collaborazioni con Thurston Moore e Valentina Magaletti, Marlene Ribeiro è pronta a cambiare direzione e sparigliare le carte in tavola con il suo primo album solista col suo nome di battesimo. Toquei no sol sembra muoversi verso l’interno, verso l’intimo di Marlene Ribeiro, e contiene tracce composte tra la cucina della nonna materna in Portogallo e casa sua in Irlanda e che fanno largo uso di field-recordings e rumori di oggetti quotidiani incastonati in un tessuto che profuma di dream-pop soffice e etereo e infusi tropicali.
The Royal Arctic Institute, From Coma to Catharsis (Already Dead Tape) — 10 febbraio
Il precedente disco precedente From Catnap to Coma era stato registrato da James McNew degli Yo La Tengo e sventagliava una palette di colori che andava dal jazz più classico al post-rock strumentale a inattesi sussulti post-punk che il quintetto ha definito “post-everything.” È pronto il secondo atto, From Coma to Catharsis, ep che uscirà a febbraio e che è stato preceduto da “Passover Buckets,” brano nel quale spicca il mestiere dei veterani Lyle Hysen e John Leon.
Anna B. Savage, In|Flux (City Slang) — 17 febbraio
Dopo l’acclamato esordio A Common Turn la giovane cantautrice londinese torna con un album ancora più ambizioso e ricco di nuove sonorità, a partire dalla fumosa “The Ghost,” sorta di blues post-moderno a metà tra Lydia Lunch, il crooning di Pj Harvey e le aperture melodiche di una Tori Amos nel ritornello. In|Flux è idealmente diviso in due parti, una più introspettiva e intima e l’altra più aperta e piena, pensate per rappresentare due diversi aspetti che convivono nella personalità di Anna B Savage, la fragilità di “Crown Shyness” e l’esuberanza quasi disco di “InFlux” vicina al Bowie di Black Tie White Noise.
Spiral XP, It’s Been a While EP (Danger Collective Records) —17 febbraio
Vengono da Seattle e da altre esperienze (Dead Family Dog, Coral Grief, Versing, Julia Shapiro), gli Spiral XP sono pronti a arricchire lo slo-core dell’ep d’esordio Drop Me In con sonorità shoegaze, noise e jangle con sei tracce piene di feedback, chitarre distorte con gli alti che ti fanno sanguinare le orecchie, ritmi martellanti, ma anche con canzoni accattivanti e melodie che ti si appicciano alle orecchie come miele alle dita.
Sungod, Starscape (Crash Symbols) — 24 febbraio
La scena texana è sempre stata ricca di follia e psichedelia, da quella in chiave folk di Daniel Johnston al garage rock dei Butthole Surfers agli esempi più recenti come USA/Mexico e Spray Paint. I Sungod surfano sulle onde del krautrock più soffice che nasce dai Faust di Future Days e sulle scie cosmiche dell’elettronica più futurista, sulla falsariga dei primi American Cream Band. Starscape raccoglie pezzi registrati tra il 2014 e il 2016 con Braden Balentine e Michael C. Sharp che dialogano con il flauto di Kristine Reayme e l’organo di Nick Lombard e il risultato è un quadro astratto e coloratissimo.
Tomboctou, Tricky Floors (Hidden Bay Records e al) — 3 febbraio
Una coproduzione che coinvolge diverse etichette, tra cui la francese Hidden Bay. Tricky Floors è il secondo album per i Tomboctou, terzetto di Lione, a sei anni di distanza dal turbine noise-pop-lo-fi Ceiling Coast. I due singoli di anticipo ci portano ora nelle atmosfere semi-dark anni ’80 (“Claps on Waves” a metà strada tra i Cocteau Twins e Lydia Lunch) ora in mezzo alle dissonanze fredde e austere dei Sonic Youth (“Watermelon Snow”), tutto declamato e urlato da Cocrelle e la sua voce vellutata di perfida bellezza.
Yo La Tengo, This Stupid World (Matador) — 10 febbraio
Cosa c’è da dire sugli Yo La Tengo che non sia già stato detto, sentito e scolpito graniticamente nel grande libro delle leggende del rock indipendente? Forse solo This Stupid World è il loro primo album post-pandemia, e post- We Have Amnesia Sometimes, il loro disco “pandemico.” C’è quindi da aspettarsi una voglia di riprendersi i palchi, di grattugiare le chitarre come solo loro sanno fare (e fanno su “Fallout”) ma anche di cullare con le ballate in perfetto stile YLT (come “Aselestine”)
brad allen williams, œconomy (Colorfield Records) — 10 febbraio
Chitarrista davvero magico, già al servizio di Brittany Howard per esempio, qui alle prese con modi inusuali di usare lo strumento più usato e abusato dal rock e tutti gli altri generi. Compito della Colorfield Records è quello di portare i suoi musicisti fuori dalla loro comfort-zone, facendogli suonare strumenti diversi dai loro strumenti d’elezione. Cosa che fa anche brad allen williams, a partire dal moog sul primo singolo “tecnologia,” e arriva a confezionare dieci tracce che riscrivono jazz, psichedelia e improvvisazione in colori nuovi.