In uscita a aprile

Cindy, Why Not Now? (Tough Love) — 14 aprile

Avevamo lasciato Karina Gill insieme a Michael Ramos l’estate scorsa, per Half Yesterday dei Flowertown, suo progetto parallelo, e neanche il tempo di metabolizzare quel disco incantevole e Karina Gill torna per il quarto disco dei suoi Cindy. Fog Folk, come qualcuno l’ha chiamato, in perfetta sintonia con quello che si suona a San Francisco, tra The Reds, Pinks and Purples e gli April Magazine di Ramos e Katiana Mashikian, e anche qui c’è il terzo disco dei Velvet Underground che si aggira come uno spirito tra le dieci tracce. Pubblica Tough Love.

FACS, Stil Life in Decay (Trouble in Minds) — 7 aprile

Quinto disco dei FACS, preceduto da una manciata di live tra Midwest, antipasto per un tour di diciotto date che inizierà a ridosso dell’uscita del disco, Stil Life in Decay continua quel processo di affinamento minimalista iniziato col precedente Present Tense. I FACS sono più FACS che mai, nelle date live è tornato Jonathan Van Herik, bassista della prima formazione, e il loro sound si è ormai consolidata in una firma sonora matura e personalissima, immediatamente riconoscibile tra mille. Leger è sempre più l’unico legittimo erede del drumming di Klaus Dinger e Jaki Liebezeit, la chitarra di Case continua a cesellare riff punk in salsa psichedelica e la sua voce è sempre più tagliente e decisa. I due singoli usciti, “Slogan” e “When You Say,” già bastano come prova che i FACS sono probabilmente la miglior rock band in circolazione, post-punk con l’accento sul post.

Golden Hallway Music, Rules & Chance Vol. 3 (Not Not Fun) — 7 aprile

Il terzo capitolo della serie Rules & Chance di Zack Tornaben è incentrato su tono, respiro e l’antica pratica Qigong. Synth soffici, tape reel, organi vintage continuano a tessere armonie leggiadre, eteree, quasi impalpabili, figlie tanto dello sperimentalismo del Battiato degli anni ’70 quanto del Brian Eno più rarefatto. Musica adatta per addomesticare la mente e lasciarla svolazzare senza problemi in un limbo placido e lisergico. Sussulti kosmische e psichedelia vaporosa e gentile.

Tim Hecker, No Highs (kranky) — 7 aprile

Non so se sia legittimo derubricare il prossimo disco di Tim Hecker come conceptronica, ma di sicuro dialoga con altri recenti album che hanno tentato di raccontare le tragedie del cambiamento climatico in musica (CULTERICIDE di Tilmann Robinson o The Burrow di Jasmine Guffond e Erik Skodvin, per esempio). No Highs è pensato come una “fuga dall’escapismo,” suoni che catapultano chi ascolta in un universo di micro-collassi (“Lotus Signs”) o rumori che cercano disperatamente di diventare messaggi di speranza in mezzo a altri rumori (“Monotony”).

melati ESP, hipernatural (Carpark Records) — 28 aprile

Indonesiana di nascita, newyorkese di adozione, già percussionista nel combo Asa Tone, Melati Malay, aka Melati ESP è pronta per il suo debutto e lo fa cantando tutto nella sua lingua madre: testi in indonesiano, musica poliglotta, poliritmica, poli-tutto, seguendo la strada già battuta, in altri modi, da Kate Nv. Drum’n’Bass riconfigurato per l’occasione, chill-out giapponese, tribalismi indonesiani imbevuti di gamelan ma con un occhio ai club occidentali.

me: you, Field Tapes in Der Trash (American Dreams Records) — 21 aprile

Dopo Soothsayer di Kile Kidd dell’anno scorso, American Dreams Records continua a pubblicare le fortunate germinazioni che spuntano dai Mourning [A] BLKstar. Me:You è il progetto di LaToya Kent e RA Washington e Field Tapes in Der Trash è un disco che mescola attitudine punk con l’eclettismo e le contaminazioni che oggigiorno sono una norma virtuosa da rispettare. Qui entrano in gioco rimasugli trip-hop, sussulti hardcore, hip-hop, sfumature jazz, strutture pop fatte a pezzi e ricostruite in modi inusuali. Probabilmente una delle cose più interessanti dell’anno.

Monde UFO, Vandalized Statue to Be Replaced with Shrine (Quindi Records) — 21 aprile

La fiorentina Quindi Records resta in California prima di spostarsi verso il Midwest, e dopo i Bondo pubblica il disco di uno strano combo: Ray Monde, polistrumentista losangelino, e Kris Chau, artista visuale prestatasi alla musica. Vandalized Statue to Be Replaced with Shrine è il secondo album, terzo se contiamo l’ep di cover dei Fugazi dell’anno scorso. Anche qui fa capolino una cover di un pezzo dei Fugazi, “I’m so Tired,” in mezzo a exotica, bossanova, languori psichedelici, intermezzi rumoristici e tanto divertimento. Uno dei dischi migliori dell’anno.

Pearl and the Oysters, Coast 2 Coast (Stone Throw Records) — 21 aprile

Primo disco per Stone Throw Records per i Pearl and the Oyster, ma soprattutto, per la prima volta c’è un ospite d’eccezione, Letitia Sadier che fa da madrina per un gruppo che non ha mai nascosto un viscerale amore per certe sonorità stereolabiane, ma qui c’è, come al solito, anche tanta exotica, più in zona Antena che Stereolab, tanto Brasile seppur trasfigurato, tepori lounge e melodie accattivanti.

Daniel Rotem, Wave Nature (Colorfield Records) – 7 aprile

Jazz trasfigurato che supera gli spazi aperti del free per sconfinare in noise, glitch e dub, Wave Nature del sassofonista losangelino Daniel Rotem è un caleidoscopio di strumenti a fiato, tutti suonati dallo stesso Rotem. A aiutarlo ci sono la compagna di etichetta Anna Butterss al basso, Anthony Wilson alla chitarra, la cantante Erin Bentlage, Christian Euman e Jonathan Prinson alla batteria. Wave Nature vuole avere la medesima struttura rizomatica dei diagrammi solari, con ciascun pezzo che nasce dai germi del precedente, in una soluzione generativa dinamica, disco perfetto per il catalogo Colorfield, fortemente dedito a forme di creatività non lineari.

Cosmo Sheldrake, Wild Wet World (Tardigrade Records) — 26 aprile

Preceduto dal singolo “Bath in Sound” uscito a fine marzo per la campagna Earth Percent Charity di Brian Eno, Wild Wet World del polistrumentista inglese Cosmo Sheldrake è un disco che cerca di unire le strutture pop più laterali di dischi come Before and After Science a Field-recordings che catturano suoni marini, seguendo un’ispirazione venuta dalla tecnica dell’arricchimento acustico di Steve Simpson, che ha scoperto che il suono delle barriere coralline sane può aiutare a rigenerare ecosistemi marini in declino. Sheldrake raccoglie e giustappone in musica il suono di barriere coralline, orche, delfini, balene e altri animali marini intenti a comunicare la propria voglia di continuare a vivere.

Washer, Improved Means to Deteriorated Ends (Exploding in Sound) — 28 aprile

Tornano Mike Quigley e Kieran McShane, ossia tornano i Washer con il loro terzo album per Exploding in Sound. In realtà Improved Means to Deteriorated Ends è composto da pezzi che erano già pronti nel 2020 e che Quigley e McShane avrebbero provato a suonare dal vivo in alcune date nel marzo del 2020, ma il covid si è messo in mezzo. Quella che poteva sembrare una mezza sconfitta si è trasformata invece nell’opportunità di rilavorare i pezzi in studio, aggiungere il featuring di Becca Ryskalczyk  dei Bethlehem Steel su alcune tracce e realizzare forse il disco più compiuto dei Washer.

XV, On the Creekbeds on the Thrones (Ginkgo Records/Pop Culture Shop) — 7 aprile

Tornano Claire Cirocco, Emily Roll e Shelley Salant con undici nuovi pezzi pieni di chitarra dissonanti, voci urlate, salmodiate, cantilenanti e melodie sbilenche e spettinate degne delle Raincoats. On the Creekbeds on the Thrones è un disco che promette la follia e la sregolatezza di chi è folle e sregolato per necessità di esserlo e non per posa contro un sistema. Uscirà anche una versione europea del disco realizzata da Pop Culture Shop.

Yaeji, With a Hammer (XL Recordings) — 7 aprile

Il percorso che porta Kathy Yaeji Lee a With a Hammer, primo vero album che segue una manciata di ep molto club— e DIY—oriented, e il “lockdwon mixtape” What We Drew, è un percorso di conquista di consapevolezza e identità. Yaeji ha confessato di aver passato anni di chiusura in se stessa, anni in cui ha programmaticamente soffocato la propria identità di ragazza asiatica che vive a New York. Con With a Hammer intende urlare a pieni polmoni la propria presenza nel mondo, a partire dal titolo e dalla copertina, e il disco è probabilmente il suo disco meno introverso e al tempo stesso più sperimentale: abbandona le atmosfere più soffici per lasciarsi contaminare da ambient, jazz, drum’n’bass e nuove sonorità techno. Tra gli ospiti, l’amica dj londinese Lorraine James.