
Nuove uscite, maggio 2023
Alien Eyelid, Bronze Star (Tall Texan) — 5 maggio
Bronze Star è l’esordio degli Alien Eyelid di Will Adams, già chitarrista per Lower Dens. Otto pezzi finemente prodotti, con sonorità figlie tanto del passato glorioso di Graham Parson e Neil Young quanto strettamente imparentate con Calexico o Cass McCombs. Canzoni che parlano di solitudine, desolazione, vita quotidiana, arrangiamenti raffinati, come su “Wicked Wind” o “Kissed by the Sea.” Bronze Star è pieno della calda consolazione che danno le sonorità classiche, ormai metabolizzate in una colonna sonora collettiva, tra americana, country, rock polveroso da saloon e cavalcate polverose tra i deserti americani.
Euglossine, Strawberries in Rain (sound as language) — 5 maggio
Inaspettato, inatteso e sorprendente il nuovo disco di Euglossine, progetto del polistrumentista Tristan Whitehill, che dopo jazz, elettronica, sound design e computer music, dischi per etichette sperimentali come Orange Milk e Hausu Mountain, si rintana in una manciata di pezzi per chitarra acustica. Echi di John Fahey, ma anche della chitarra jazz di Jimmy Hall e contrappunti che possono avvicinarsi a Durutti Column e Robbie Basho. Esce per sound as language a maggio.
Lesley Mok, The Living Collection (American Dreams Records) — 5 maggio
Una vera e propria artista del suono, Lesley Mok parte da un serie di percussioni per costruire un caleidoscopio di suoni, idee che si intrecciano e si intersecano perfettamente in dieci composizioni astratte, fluide e complesse. The Living Collection fa esattamente quello che dichiara il titolo: colleziona dieci vitalità diverse, dieci musicisti che suonano e improvvisano coi loro strumenti per fondere dieci differenti personalità sotto l’abile guida di Lesley Mok. Fa da apripista il singolo “its silvery after tomorrow,” con Florian Herzog al basso e Adam O’Farrill alla tromba, un jazz che si ripiega su frammenti quasi noise.
Soft Walls, True Love — 5 maggio
Soft Walls è il progetto di Dan Reeves, musicista della stessa Brighton che di recente ha sfornato cose eccellenti come i Penelope Isles e Laundromat. Quello di Soft Walls è un rock squisitamente chitarristico, con influenze dream senza scivolare in sfumature emo, con una generosa slavata di synth e un drumming non distante da un motorik più enfatico. Con tre album sotto la cintura, prodotti per Tough Love e Trouble In Mind, Dan Reeves torna a maggio con un disco registrato tra 2020 e 2021 e interamente realizzato in digitale e per il digitale, e quindi un passo a lato rispetto alle precedenti registrazioni fieramente analogiche e rumorose, sebbene quello spirito lo-fi faccia sempre capolino nei nuovi pezzi: jangle-pop con chitarre oscillatesta, melodie sussurrate da una voce gentile e eterea, un po’ Smiths, un po’ Deerhunter con un tocco dello shoegaze dei MBV.
Blurry the Explorer, Angel Ecology (Island House Records) — 12 maggio
Il secondo disco dei Blurry the Explorer è la nona release di Island House Records, etichetta newyorkese che ha già un catalogo di tutto rispetto, tra free jazz, kraut, ambient chitarristico e altro. I Blurry the Explorer sono passati abbastanza inosservati nonostante il loro primo disco vantasse una collaborazione con Brian Eno, nume tutelare di un po’ tutta la musica migliore che si produce negli ultimi quarant’anni. Una certa influenza del pop sbilenco di Eno la si sente anche in alcuni pezzi di questo nuovo disco, come nella dinoccolata “My Jade Loves Me” (questa con il featuring di Kalmia Travel), ma Angel Ecology è un disco variopinto e schizofrenico, che passa con estrema disinvoltura da tinte kraut a ritmi quasi quarto-mondisti, da intermezzi di folk barocco, orientalismi, come “Maybe Melodramma” con il featuring di Indigo Spark, a cavalcate cosmiche dove ribollono organi e synth soffici.
Daisies, Great Big Open Sky (perennialdeath) — 12 maggio
quarto album dei Daisis, band di Olympia, WA, altrimenti nota come la pop band più criminalmente sottovalutata e sottostimata degli ultimi anni. Già col precedente album, Daisis in the Studio with DJ Rap Class avevano dimostrato di saper ibridare generi come nessuno, il prossimo disco, Great Big Open Sky, in uscita per K e perennialdeath il 12 maggio, è il disco pop che tutte le major discografiche stanno cercando di fare e nessuna riesce a fare: spazia da incursioni trip-hop a pop anni ’90, da dream pop a sussulti lo-fi con scioltezza e eleganza, con la voce di Val Warren che riesce a essere ora sensuale e suadente come quella di FKA twigs, ora algida come quella di Björk, ora fresca e colorata come quella di Caroline Polachek o deliziosamente bambinesca come quella di Nina Persson.
Lucy Liyou, Dog Dreams 개꿈 (American Dreams Records) — 12 maggio
Pronto il secondo album di Lucy Liyou, Dog Dreams 개꿈 in uscita il 12 maggio per American Dreams Records, anticipato dal primo singolo, la title-track, accompagnata da un video e un videogioco interattivo in 3D creato da Rustin Lee. “Dog Dreams” è la traduzione più o meno letterale del coreano 개꿈, espressione che in Corea viene usata per indicare sogni velleitari o illogici. L’intento di Liyou è di rifiutare il gretto realismo di chi non riconosce l’importanza di sogni irrealizzabili, e del singolo dice: “la musica e il gioco interattivo cercano di catturare questo lato elusivo attraverso un terreno sonico e tattile cucito insieme da un filo narrativo basato su miei sogni.” Il disco mescola ambient, found-noises, ASRM e field-recordings vicini a certe cose di Lea Bertucci e Alexandra Spence. Co-prodotto da Nick Zanca.
Gazoota, Genesis (not on label)
Si autodefiniscono degli stramboidi spirituali che suonano Dark-Wave Dream-Pop Psichedelico adatto per ballare su altri pianeti, e non potrebbe esserci definizione più corretta e calzante. Vengono da Orange County, nell’assolata California, ma la loro Califormia è più simile a quella lisergica e variopinta di Pynchon che a quella di Darren Star. Si formano attorno al chitarrista Josh Stephens e al cantante Adam Hill per poi diventare un settetto con due chitarre, un synth, basso, percussioni e batteria e tanta voglia di straboccare oltre ogni limite assegnato a generi e stili. Genesis è il loro primo album, interamente auotoprodotto e registrato nel loro stesso studio Studio 1313bB. Il disco riiprende e amplia le sonorità del primo omonimo EP del 2012 e ripropone nuove versioni delle 4 tracce del secondo EP Bone Harmonie del 2015. I Gazoota si muovono in quelle storture temporali che fanno comunicare l’art-rock di Fripp e Eno e del krautock più spumeggiante di Harmonia e Can era Ege Bamyasi con le sonorità metafisiche degli American Cream Band, le tessiture soffici degli Air e la follia dei Flaming Lips.
Mandy, Indiana, I’ve Seen a Way (Fire Talk) — 19 maggio
Aspetto un disco dei Mandy, Indiana da quando si chiamavano ancora Gary, Indiana e da Manchester sono entrati nel roster di Fire Talk. Fra tutte le ormai fin troppe band più o meno liberamente etichettate come post-punk, i Mandy, Indiana sono l’unica a essere veramente post-punk, e se non altro del post-punk sono gli unici a mantenere l’ethos anti-establishment e contrario alle strutture sempre più omologate di certo rock. Lo hanno dimostrato sin dai primi singoli come “Nike of Samothrace,” nei pezzi del precedente ep … , e lo dimostrano nei tre singoli che anticipano l’album. Soprattutto “Pinking Spears,” che mette particolarmente in risalto il bel francese di Valentine Caulfield che sfoga tutta la sua stanca afflizione per un mondo che sta crollando inesorabilmente per mano degli stessi uomini che ne sono gli inquilini. In un’intervista di qualche tempo fa Valentine ha detto quanto le piacesse sentirsi dire che la lingua francese fa sembrare tutto così bello, perché questo le permetteva di parlare in modo osceno. Qui mette le cose in chiaro fin dall’inizio “Je suis fatiguée, tu sai pas ce que je sui fatiguée/ce monde de merde m’a épuisée,” e “et puis on élit de banquiers et des gros bourges et des rentiers et on s’étonne de se faire baiser.” Anche se sta descrivendo la fine del mondo come una novella Cassandra, Valentine Caulfueld qui è più affascinante che mai.
quickly, quickly, Easy Listening (Ghostly International) — 26 maggio
Torna Graham Jonson, aka quickly, quickly e è ancora più giovane e vintage che mai. Dopo il bel disco d’esordio The Long and Short of It ( Ghostly, 2021), è pronto un EP di sei tracce dal titolo Easy Listening in uscita il 26 maggio, sempre per Ghostly. Se The Long and Short of It era un disco vintage che si era messo addosso degli abiti puliti e stirati e era incredibilmente maturo per un ragazzo di Portland di appena vent’anni, Easy Listening è un disco spontaneo, giovane e rustico con addosso degli abiti vintage, stropicciati, impolverati e fieramente demodé. Il disco d’esordio aveva proiettato Graham Johnson fuori dalla comfort-zone della cameretta, portandolo anche a suonare lungo la costa ovest con un gruppo di sei elementi nonché sulle pagine di riviste come Pitchfork. In contrasto, Easy Listening lo vede tornare nel suo guscio e coltivare il suo lato più introverso, fragile e intimo di ventenne. Easy Listening nasce insieme a una manciata di amici e alcuni nuovi vecchi marchingegni per fare musica, tra cui un peer-to-peer Teac che ha usato per “registrare i singoli strumenti su nastro per poi manipolarlo con le dita.” Il primo singolo “Satellite” ne è un esempio: il pezzo nasce come un classico mid-tempo lounge per poi essere letteralmente invaso da un synth che sibila e graffia come un moog da colonna sonora di un telefilm di fantascienza anni settanta e finire in una serie di distorsioni artigianali ottenute deformando il nastro con le mani e una voce effettata che ci catapulta nella bassa fedeltà di inizio anni ’80, fatta di riverberi, fruscii, sibili e tanta spontaneità.
Water from Your Eyes, Everyone’s Crushed (Matador) — 26 maggio
Non so se Matador sia l’etichetta giusta per la follia scatenata dei Water from Your Eyes, follia che deve essere lasciata di scorrazzare libera come ha fatto su Somebody Else’s Song (Exploding in Sound, 2019) e anche sul già più controllato Structure (Wharf Cat, 2021), però un disco dei Water from Your Eyes è pur sempre un evento cui dedicare il massimo dell’attenzione possibile. Nate Amos e Rachel Brown nei due singoli usciti — “Bailey” e “True Life” — hanno dimostrato di essere sempre in gran sintonia e di saper mescolare melodie e rumori come pochi altri.
M Sage, Paradise Crick (RVNG Intl) — 26 maggio
Dopo Riding Fences dell’anno scorso, e dopo il bellissimo The Wind of Things, uscito per Georgraphic North nel 2021, Matthew Sage ha pronto un nuovo disco in uscita a maggio per RVNG Intl. Paradise Crick è stato preceduto dai singoli “Crick Dynamo,” “River Turns Woodley (for Frogman)” e “Merry Lowlands,” che a turno hanno evidenziato gli elementi di un disco che sovrappone rumori, glitch, riverberi, suoni trovati e un tappeto pulito e lineare costruito su parchi rintocchi di organo. Tutti suoni che funzionano perfettamente come stimoli sensoriali e ti portano in un mondo alieno eppur stranamente familiare, fatto di armonie sbilenche e rumori gentili.