Dischi in uscita a settembre

American Cream Band, Presents (Quindi Records) — 09/15

Semi ignoti ai distratti che seguono solo le mode musicali, band di culto per chi invece bazzica con piacere il sottobosco delle produzioni indipendenti, gli American Cream Band sono giunti al ho ottavo titolo in catalogo, Presents, in uscita a settembre per l’ormai sempre affidabile Quindi Records (Dead Bandit, Woo, Monde Ufo). Per chi non li conoscesse: American Cream Band è un collet­tivo multiforme e mutevole che gravita attorno a Nathan Nelson e altre costellazioni della scena di Minneapolis, tra Cole Pulice, Landon Caldwell e Michael Gallope degli IE. Finora sono passati dalle decostruzioni krautrock di E,brace your Millions al post wave à là Suicide di Dark Hemisphere, ma su questo Presents Nelson sembra voler esorcizzare e controbilanciato le oscurità del,precedente disco con un funk punk gioioso e frizzante che profuma di B-52 e James Chance ma che si concede qualche sussulto krautrock e jazz.

Bed Bits, Bed Bits — 27 settembre

Viene dal Vermon, si chiama Alex Edgeworth e Bed Bits è il suo progetto cartoonesco, surreale, felicemente sgraziato che unisce parti variabili del catalogo Flying Nun, i Velvet Underground di Loaded, la prima selvatica e irresistibile Cate Le Bon e qualche lallazione degna della colonna sonora di Gilmore Girls. Bed Bits raccoglie dieci bozzetti lirici, dieci saltimbocca squisiti e accattivanti che ti fanno venir voglia di restare in loro compagnia per ore, giorni, mesi.

Deeper, Careful! (Sub Pop) — 8 settembre

Il terzo album dei Deeper è anche il loro primo per Sub Pop, quindi il primo che probabilmente avrà la risonanza e l’esposizione che i Deeper si meritavano già con l’esordio Deeper del 2018 e con lo splendido Auto-Pain del 2020, entrambi pubblicati da Fire Talk. Il disco contiene alcuni brani che la band aveva realizzato anni prima in nuove vesti ma che mantengono la solita cifra stilistica fatta di chitarre affilate e melodie incisive che Nic Gohl ha definito come “Bowie sotto anfetamine.” Careful! è stato registrato col produttore Austin Vesely, già al lavoro con altre realtà di Chicago come Chance the Rapper.

JOBS, Soft Sounds (Ramp Local) — 29 settembre

I Jobs hanno iniziato come quattro studenti di musica che si divertivano a suonare insieme e mescolare generi in un appartamento di Manhattan. Allora si chiamavano Killer Bob, nome che è diventato il titolo del loro primo disco “Killer Bob Sings” del 2015, seguito dal folle, sregolato, irriverente Log On for Free for the Free Chance to Log On for Free del 2018 e da endless birthday del 2020, tutti pubblicati da Ramp Local. A otto anni dall’esordio e tre dall’ultimo disco, i JOBS tornano con una nuova esperienza sonica indecifrabile e indefinibile, un ulteriore tassello che illustra l’irrazionalità logica della band.

Laurel Halo, Atlas (Awe) — 22 settembre

A cinque anni da Raw Silk Uncut Wood, Laurel Halo torna col primo disco pubblicato dalla sua nuova etichetta discografica, Awe Records. Atlas è “il prodotto degli ultimi anni di ricerca nel campo del sound design elettroacustico e pratiche pianistiche,” ingloba elementi ambient, elettronici e jazz in un disegno onirico e essenziale, come dimostrato dai due singoli, la minimale “Belleville,” impreziosita dalle armonie vocali di Coby Sey, e la title-track “Atlas,” elegia per pianoforte e rumori cui hanno partecipato la violoncellista Lucy Railton e il violinista James Undewood. Collabora al disco anche il sassofonista Bendik Giske. Atlas sarà presentato interamente al Berlin Atonal di quest’anno.

Lisa Lerkenfeldt, Shell of a City (Room40) — 1 settembre

Registrato a Naarm, la parte indigena di Melbourne, città natale di Lisa Lerkenfeldt, Shell of a City è il racconto di una città. Continuando la poetica iniziata con Collagena e con A Liquor of Daisies, Lisa Lerkenfeldt esplora droni, toni, risonanze profonde, musica statica ai limiti dell’atarassia e continua a ripercorrere territori multimediali: la lunga composizione di cui è stata rilasciata una versione breve, è accompagnata da un film a opera del fotografo Traianos Pakioufakis.

Lewsberg, Out & About (12XU) — 15 settembre

Minimali, crudi, ipnotici, gli olandesi Lewsberg approdano a un’etichetta d’oltreoceano, 12XU, con il loro quarto disco Out & About.  Una delle fonti di ispirazione del gruppo è l’inquietante romanzo Enige Defecten dello scrittore loro concittadino Robert Loesberg (da cui peraltro prendono il nome) e la controcultura degli anni ’60 e ’70. Il cinismo caustico e diretto dei dischi precedenti prende una forma ancora più tagliente su Out & About, disco che tende al rock spoglio e essenziale di Feelies quanto alle sonorità a bassa fedeltà delle Marine Girls.

Optic Sink, Glass Blocks (Feel It) — 8 settembre

Pronto il secondo disco degli Optic Sink, progetto synth-punk di Natalie Hoffmann (NOTS), che segue a tre anni di distanza il già notevole omonimo esordio per Goner. Ancora una volta punk minimalista ma fatto con synth e altre sonorità più sintetiche, in perfetta armonia con la “scena di Memphis,” o “New Weird South,” come è stata battezzata la nuova scena elettronica che pare avere un centro in Tenneessee, tra il Big Ears Festival di Knoxville e il Memphis Concrète, festival che gli Optic Sink hanno brillantemente presenziato. Registrato da Caufield Schnug degli Sweeping Promises, Glass Blocks promette già di avere quel suono sporco e diretto, ossuto e refrattario a ogni compromesso che accumuna i dischi prodotti da Schnug, come ad esempio Meadow Flower degli Star Party.

Speedy Ortiz, Rabbit Rabbit (Wax Nine) — 1 settembre

Tornano gli Speedy Ortiz di Sadie Dupuis con Rabbit Rabbit, nuovo disco che arriva a cinque anni dal precedente Twerp Verse. La band, che negli ultimi dieci anni si è contraddistinta come uno dei punti di riferimento per l’indie-rock americano post-Nirvana, ha registrato il disco tra Rancho de la Luna e il Sonic Ranch in Texas e è stata co-prodotto da Sarah Tudzin, aka Illiminati Hotties. Si tratta di un disco molto personale, il titolo è un riferimento a una superstizione che Dupuis aveva da bambina che doveva affrontare una diagnosi di OCD. Il sound, rispetto ai precedenti, sembra prendere direzioni più assolate e pop, come mostrato da “You S02,” traccia che cita apertamente la serie televisiva You, e più precisamente la stagione losangelina.

Sprain, The Lamb as Effigy (The Flenser)

Scoperti, o almeno incoraggiati da Vern Rumsey degli Unwound, gli Sprain hanno esordito tre anni fa con uno dei lavori più convincenti tra i dischi post-Slintiani che stavano uscendo in quei mesi. A distanza di tre anni e una pandemia il quartetto di Los Angeles sembra pronto e ben intenzionato a alzare la posta in gioco con un disco ambizioso e complesso a partire dal titolo chilometrico (The Lamb as Effigy or Three Hundred and Fifty XOXOXOS For a Spark Union With My Darling Divine), una durata di oltre novanta minuti, due pezzi sopra i venti minuti e altri due sopra i dieci e un vero e proprio arsenale di strumenti. Un lavoro ambizioso che sembra promettere anche di essere epico.