
Questi sono tempi sicuramente fortunati per chi vuole ibridare la musica popolare con i linguaggi della musica classica. Solo negli ultimi tre o quattro anni sono usciti esempi di ibridi con musica per violoncello (Oliver Coates, Lia Kohl, Mabe Fratti, Mizu, Lucy Railton), musica per organo (Sarah Davachi e Kali Malone), André 3000, MJ Guider e Björk si sono recentemente prestati al flauto, e, tendenza che sta prendendo piede in questi primi mesi dell’anno, musica ambient e elettronica si stanno arricchendo di composizioni per pianoforte: il bellissimo Moves in the Field di Kelly Moran, i riverberi di armonia di Piano Reverb di Jasmine Wood e ora questo bellissimo Late Morning della pianista e musicista Michelle Moeller, appena uscito per AKP Recordings.
Quello di Michelle Moeller è un percorso che nasce nel midwest, a St. Louis dove ha studiato pianoforte, continua in California, al Mills College, dove ha studiato tecniche di produzione elettronica con John Bischoff e Zeena Parkins. Attualmente vive e lavora a Oakland dove ha sviluppato un suo peculiare approccio alla composizione che mescola classicismo, sonorità elettroniche e deviazioni jazz vicini tanto al pianoforte di Keith Jarret che al jazz deostruito di Sam Gendel e del catalogo Leaving Records in generale. Su Late Morning trovano spazio tenui ballate come “Next” e caroselli come “Corridor,” scritte in un linguaggio che oscilla costantemente tra il classico di Debussy e il jazz soffuso di Billy Evans, accanto a brani quasi psichedelici, che miscelano alla perfezione avanguardia, rumorismi, musique concréte e elettronica come “Slate” o il singolo “Leafless.” Tutto è calcolato nei minimi dettagli e nondimeno tutto suona magistralmente spontaneo, tutto nasce da partiture complesse, con tempi dispari e inusuali, incastri di elettronica e classicismi, suoni ora mansueti e addomesticati ora improvvisamente dissonanti e robotici, e così dopo una ballata degna di Erik Satie e un pezzo meditabondo, vagamente nipponico come “Elsewhere” vieni travolto dal reticolato di cirri sintetici della quasi autechriana “Observatory.” Michelle Moeller è una compositrice sensibile e intelligente, come una chef stellata riesce a mescolare ingredienti apparentemente inconciliabili e a creare un percorso di sapori che ti esplodono in testa, ti confondo e ti lasciano una sensazione di appagamento sensoriale che non pensavi possibile.