Se da oltreoceano sta spirando un vento synth-wave figlio dei Suicide (Automatic, Optic Sink e un po’ tutta la nuova scena synth-punk di Memphis) che arriva anche in Europa (Le goût acide des conservateurs. Tvii Son), in Francia c’è un deciso filone neo-space che rimpasta in vari modi la lezione degli Stereolab: Astrobal, Julien Gasc, Tapeworms, Juniore fino a arrivare oltremanica (Orielles). A Bordeaux questo filone prende il nome di Sahara. Originariamente Sahara pop, un quartetto sull’autoprodotto Colibris del 2017: Blondine Morisson (voce e chitarra), Jeremy Lacoste (basso e voce), Ariel Tintar (tastiere) e Swann Vidal (batteria), abbandonano il “pop” del nome, perdono qualche pezzo e diventano un duo sul primo di un programma di tre ep It’s Only Talk!, da poco uscito per Pazapas/Le Gospel.

Colibris è un disco già ambizioso per quanto a tratti ancora acerbo. La lezione degli Stereolab si sente con una certa decisione, sebbene sia solo uno dei tanti ingredienti miscelati. Capita (fortunatamente) sempre più spesso di sentire decotti musicali eclettici e altamente contaminati, musica che mescola diversi generi, diversi stile e persino diverse epoche fin quasi a sembrare di non appartenere a nessuna. Qui si sente un’attitudine tardo-punk, quella dei gruppi che iniziavano a innestare nel punk elementi etnici e poliritmici come i Rip, Rig & Panic, e accanto a quest’attitudine, una tendenza verso quel jazz al confine tra lounge e formato canzone, e spruzzate decise di space-rock e di pop giapponese. Se “Child” è un surf-pop che potrebbe venire fuori dagli anni sessanta passati in centrifuga, e “Colibris” ti catapulta d’improvviso nell’universo della lounge rimasticata dagli anni novanta, “Délice” e “Bouleversement” ti riportano un po’ nel mezzo, in un territorio neutro di un pop molti anni ’80 con code vagamente carnevalesche in entrambi i pezzi. “Felicidade,” cantata in un bellissimo portoghese misto a francese, ti porta per sei minuti in una bossanova rifatta dai Deerhoof (e a dire il vero più di una volta la voce di Blondine Morisson si avvicina a quella di Satomi Matsuzaki, specie nelle parti alte). La direzione era quella giusto e convincente, il gruppo girava alla perfezione anche al disco d’esordio, e soprattutto dal vivo (guarda qui.)

L’ep appena uscito invece sposta con decisione il timone verso lidi più danzerecci e possiamo anche dire più festaioli, sebbene controbilanciati da un contenuto quasi engagé: cambiamenti climatici in “Gris climatique” e la precarietà della politica contemporanea nella multilingue  e  frenetica “Europa,” con un testo in francese, tedesco e inglese. Chiude tutto una cover, in verità abbastanza didascalica, di “Elephant’s Talk” dei King Crimson che però riesce a dichiarare con estrema chiarezza le intenzioni del rinnovato duo che su Bandcamp si definisce “una specie di Blondie Redhead francese che fa l’amore con i King Crimson in Brasile.” Si sente un po’ la mancanza di quelle sfumature bossa-noviste e tropicali presenti su Colibris, e anche degli episodi più melodici, dove la voce di Blondine si fa così limpida e suadente, ma i presupposti per aspettare i prossimi due ep ci sono tutti. 

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