Vengono da Cardiff e nascono attorno a Owen Williams e George Nicholjs da una costola dei Joanna Gruesome, dall’altro lato degli Ex-Vöid di Lan McArdle (pur presente qua come corista), e dei Joanna Gruesome i Tubs mantengono l’indole punk e power-pop, scremata dalle pur apprezzabili venature noise e emo che caratterizzavano Weird Sister e Peanut Butter. Siamo a Cardiff, nel Galles, e si sentono gli schiamazzi della giostra post-punk. Fortunatamente qui si sentono solo nei primi trenta secondi di “Illusion pt. 2,” con quell’introduzione fatta di basso pulsante, riff spezzato e voce gutturale, preludio a un’esplosione del miglior power pop con tutti i migliori ingredienti del power-pop fatto nel migliore dei modi: armonie vocali avvolgenti, chitarre grattugiate con nonchalance, un giro di accordi che ti riempie le orecchie di gioia e una melodia che ti si appiccica addosso come colla alle dita. Gli stessi ingredienti che si ritrovano su “The Person Love,” già presente nel precedente ep Names e in tutte le altre tracce. I riferimenti dichiarati sono i Fairport Convention e il giovane Richard Thompson, ma non è difficile scorgere dietro queste nove canzoni brillanti e accattivanti i REM del periodo IRS, e in particolare i REM scanzonati di Reckoning, soprattutto in pezzi come “Dead Meat”,  “Duped” o “That’s Fine,” ma c’è anche il pub rock del primissimo Costello e, perché no, un tocco di Tom Petty su “I Don’t Know How it Works,” e un finale (“Wretchrd Lie”) che strizza l’occhio al jangle più malinconico degli Smiths, con quella chitarra che ricama una melodia carica di nostalgia e un ritornello che ti ficca in testa quel ‘you are always on my mind’ in mezzo falsetto che quasi vorresti non finesse mai. Dead Meat offre ventisei minuti di pura magnificenza power-pop, con armonie semplici e coinvolgenti, chitarre oscillatesta che ti catturano fin dal primo accordo e melodie che ti entrano nelle orecchie fin dal primo ascolto e non hanno nessuna intenzione di uscire da lì.