Quello di Kyle Kidd è il primo di una doppietta di album che faranno vedere il lato “pop” di American Dreams Records (l’altro è a lot’s gonna change di Claude, in uscita la prossima settimana), ossia una delle etichette più interessanti degli ultimi anni e che finora si è mossa nei solchi di generi musicali più sperimentali, dall’ambient alla classica moderna. Quello di Kyle Kidd è un nome che sarà già noto a fan di Mourning [A]BLKstar e che con ogni probabilità soddisferà fan della nuova black music di KeiyAa o Jamila Woods. Soothsayer è un disco di formazione, pensato, scritto e realizzato per raccontare il modo di essere e di stare al mondo di Kyle Kidd: come un vaticinatole che vede al di là del presente e verso il futuro, Kyle Kidd vede al di là delle identità binarie e verso una concezione della vita più piena, comprensiva, malleabile. In questo modo Soothsayer riprende un po’ tutti i codici della musica nera, gospel (Kyke Kidd ha cantato in un coro in chiesa), soul, funk, r’n’b, jazz fino alla disco, ne mantiene arrangiamenti e strutture ma li immerge in nuove sonorità. La opening-track “Salvation” ricorda certo jazz formato canzone, ma ha i riverberi, i tocchi di piano e le manipolazioni del soul contemporaneo, allo stesso modo la fumosa “Temple” è un soul classico ma inzuppato in suoni ambient, dub e loop quasi trip-hop, è quello che Shade avrebbe potuto fare sonbtto la produzione di un William Orbit. “Scars Alight,” uno dei due singoli, è un r’n’b con un organo vintage e una drum-beat totalmente contemporaneo. “TMS” e “Glass Dance” sono la quota danzereccia, quasi house la prima, vintage-disco la seconda, ma di nuovo entrambe totalmente contaminate da sonorità fresche. “Last Time” gioca con diversi livelli vocali e la capacità che Kyle Kidd ha di far giocare la sua voce con gli altri strumenti. “Inside My Love” e “Dreama” alzano l’asticella, tornano alle atmosfere dell’iniziale “Salvation,” mostrano ulteriormente le doti vocali di Kyle Kidd che, come accade con chi davvero bravo, non ha bisogno dare istrioniche dimostrazioni delle proprie capacità, ma mette quelle capacità al servizio dell’efficacia di canzoni capaci di toccare il lato emotivo di chi ascolta. Come solo il soul fatto bene sa fare.

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