Registrato tra il 2020 e il 2022 nell’hub DIY di Los Angeles Non Plus Ultra e pre-pubblicato sul sito interattivo vinylwilliams.com come premio per una caccia al tesoro punta-e-clicca, finalmente esce Cosmopolis, sesto album in studio dei Vinyl Williams, band losangelina guidata dal funambolico musicista e artista multimediale Lionel Williams. Le palettes di colori che illuminavano di sonorità sixties, psichedelia e pop ipnagogico i dischi precedenti ci sono tutte: colori sgargianti, colori tenui, fluorescenze, trasparenze, colori saturi e tanto vividi da sembrare organismi viventi, come ben preannunciato dalla splendida copertina. Lionel Williams e soci hanno saputo ancora una volta spiegare a suoni e melodie cos’è quel “pop celestiale” di cui si autodefiniscono alfieri: prendi una porzione generosa di Beach Boys, un po’ di sole e di salsedine californiana, frulli tutto con sonorità e tecniche di registrazioni contemporanee e versi in un bicchiere un cocktail di pop-lounge che sa di Antena e tardi Stereolab (“Saturnalia”), ha un retrogusto jangle (le improvvise accensioni ritmiche di “Ode to Artifice”), crea una gradevole sensazione del sophistipop che dagli Style Council è arrivato ai Death of Pop (“Beaming,” “Exopalace,” “Telaculum”), e ti fa esplodere in testa i suoni vellutati della splendida “Modern Arch,” che parte da un groove quasi inatteso per aprirsi a sonorità ultramoderne e caleidoscopiche. Cosmopolis è un disco elegante, raffinato e ben congegnato in cui le dodici tracce si arricchiscono e completano a vicenda, contribuendo tutte insieme a disegnare e costruire un mondo talmente bello che puoi solo immaginare, e lo puoi solo immaginare fatto di suoni. Questi suoni che sembrano dialogare con quelli di altre realtà attuali come Orielles, Pearl & The Oyster, Connan Mockasin, SIS e Peel Dream Magazine.

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