In questo inizio di 2022 noto la tendenza a realizzare album doppi, spesso sovraccarichi e quasi sempre sfiancanti. Magari anche belli ma che sarebbero stati molto più belli se un po’ più corti. Da non amante degli album doppi o troppo lunghi, è con grandissima gioia che accolgo un disco che va in direzione squisitamente contraria come Meadow Flower, primo (mini-)album degli Star Party, duo di Seattle che Ian Patrick Corrigan (già nei Gen Pop e Vexx) ha formato con la front-woman Carrie Brennan.
Dopo l’assaggio, fulmineo quanto incisivo, di quattro pezzi demo realizzati due anni fa su cassetta, gli Star Party si affidano a Caufield Schnug degli Sweeping Promises per registrare otto pezzi veloci, snelli, privi di qualunque fronzolo e della benché minima voglia di perdersi in ozi ombelicali, per diciotto minuti di puro rock’n’roll urbano, tra sussulti hardcore, sfumature surf-noise e power-pop ultraveloce, molto vicino per approccio e concezione al primo disco delle Vivian Girls.

Di questi otto pezzi due erano già nella cassetta Demo (“Veil of Gauze” e “No Excuse”), gli altri non lasciano letteralmente respirare, suonati e cantati tutti d’un fiato, come in un mixtape, unico momento di pausa apparent la title-track, strategicamente posta alla fine del primo lato. Ma quel che più stupisce di Meadow Flower è il suono: come aveva fatto per Hunger for a Way Out dei suoi Sweeping Promises, qui Caufield Schnug registra tutto in presa diretta e crea un senso di caldo minimalismo analogico. A differenza di Hunger for a Way Out però, Meadow Flower non poggia su una coppia ritmica basso-batteria che dia contrasti e definizione, ma sulle tonalità sature di feedback di chitarre distorte e la voce effettata di Carrie Brennan che insieme coprono in modo più che efficace la totale assenza di altri strumenti. Pezzi come “You and Me,” “Living a Lie,” “Push You Aside” scorrono lisci, ritagliando squarci di melodia in un vortice rumore. 

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