Se jangle e power pop hanno superato la furia del tempo e sono giunti fino a noi ci sarà pur un motivo, e un posto dove cercare quel motivo è il quarto album dei Dehd, che dopo tre album già più che convincenti per la sempre lungimirante Fire Talk passano a una produzione leggermente più raffinata di Fat Possum. Non che sia cambiato molto: la classica formazione a tre chitarra-basso-batteria è sempre la stessa e qui gira al meglio delle sue possibilità, le armonie vocali, divise tra Jason Balla e Emily Kempf sono sempre più fluide e eleganti, le melodie mescolano dosi perfettamente calibrate di classicissimo reminiscenze dei Byrds e nuove venature indie-rock.

Se mai, su Blue Skies, gli arrangiamenti si fanno più smussati e completi, qualche tocco di synth qua e là impreziosische delle melodie ancora più fresche e accattivanti, le chitarre non disdegnano il lusso di qualche riverbero riverbero in più e c’è anche una strizzatina d’occhio al bubblegum più frizzante con “Bop” e agli impasti vocali west-coastiani con “Memories,” e qui Emily Kempf rinuncia per un attimo al suo tono grintoso e quasi mascolino per dare spazio a un cantato più vellutato. Non cambia nulla perché non c’è niente da cambiare, è power-pop nella sua forma migliore: leggero ma consistente, accogliente, arioso e melodico ma con tocchi di ruvidità e croccantezza che evitano la monotonia.

Pubblicità