Nora Cheng e Penelope Lowenstein si incontrano nel pochi anni prima della pandemia, giovanissime, rispettivamente al secondo e primo anno in due diversi licei di Chicago.  Nora ha il taglio di capelli e lo sguardo di Kang Sae-byeok di Squid Game, Penelope sembra una figlia neanche tanto illegittima di uno dei Ramones. A entrambe piacciono i Sonic Youth, i My Bloody Valentine, gli Yo La Tengo e il power pop australiano di etichette come Flying Nun. Iniziano a suonare insieme e tramite un annuncio trovano una batterista (Gigi Reece) e una bassista (Fiona Clark). Realizzano un primo singolo, “Forecast,” e già quello bastava a far impallidire e riempire di invidia band ben più mature e blasonate, l’anno dopo, quando cioè Nora e Gigi sono al terzo anno di liceo, e Penelope al secondo, altri due pezzi, “Ballroom Dance Scene” e “Sea Life Sandwich” dimostrano che “Forecast” non era un caso, le Horsegirl (ora un terzetto), sanno scrivere melodie accattivanti, sanno sporcarle quanto basta, sanno dosare feedback e riverberi di chitarre distorte, sanno impastare linee vocali e soprattutto hanno quell’attitudine punk, un po’ slacker e indolente che serve per non cadere negli atteggiamenti da rockstar.

Due anni e una pandemia, e con un ep e un grande interesse che si formato attorno a loro, eccole approdare a un album di debutto che mantiene le promesse fatte negli ultimi due anni. Curioso che il disco esca più o meno lo stesso giorno del diploma di  Penelope Lowenstein, ma Version of Modern Performance è di fatto un debutto in società per tre ragazze che quella società sono in qualche modo destinate a cambiarla. Certo i codici sono riconoscibili: “Anti-Glory” ha un taglio post-punk, “Live and Ski” ha il caratteristico dialogo tra tamburello e grattugiate di chitarra degli Yo La Tengo, qua e là ci sono gli intarsi dissonanti degli ultimi Sonic Youth, ma tutto è eseguito con autenticità e personalità uniche e invidiabili e c’è spazio per piccole sperimentazioni con la free-form negli strumentali “Bog Bog 1” e “Electrolocation 2,” e persino una deliziosa miniatura ambient come “The Guitar is Dead 3.” Shoegaze, noise-pop e lo-fi non sono mai stati così freschi e davvero a volte sembra di sentire quei generi per la prima volta e pezzi come “The Fall of Horsegirl,” “Option 8” e “Worlds of Pots and Pans” suonano già come classici. Servivano tre ragazze non ancora ventenni per rinvigorire generi diventati talvolta un po’ autoreferenziali, e se questo è solo l’inizio: qualunque sia il mondo che costruiranno le Horsegirl io voglio già vivere lì. “Sometimes I’m thinking that I lust you/but I know It’s only love.”

Pubblicità