A un anno esatto dallo splendido esordio Becoming Taraneh Schmidt (aka Taranoya) torna con un secondo album sempre per sound as language. Se Becoming era il resoconto di una sofferta ricerca di identità, Flying è il suo secondo passo. Dopo aver conquistato la coscienza di sé è inevitabile doversi conquistare la coscienza della propria fragilità, e fragilità significa dolore. Taranoya imposta il tema del disco fin dalla traccia iniziale, “Grief,” e continua con un ventaglio di composizioni che passano dallo smarrimento di “Human Desire,” dove un synth fisso e indifferente fa da tappeto a una voce angelica che continua a chiedere “What is this human desire?,” alla microfavola “You’ll Be Found,” dove si narra di un bambino che chiede a un albero “What’s wrong with me?,” e l’albero risponde “You’ll be found, child. You’re on the right track.”  Tutto il disco oscilla tra un senso di smarrimento e di vulnerabilità (“Desire,” “Human Desire,” “Too Scared”) e la libertà data dall’accettazione pacifica del dolore come parte fondante e necessaria dell’essere vivi e umani. “Patterns” è forse la chiave di lettura di tutto il disco, qui la voce chiede con trasporto “Witness my struggle, come in to me, and witness my pain,” tra echi di synth soffici che già preannunciano la panacea della consolazione di “Protecting Yourself,” che in mezzo a una cascata di glitch ambient ammonisce che ciò da cui devi proteggerti è la vita. L’ultima parte del disco si apre a toni più distensivi: la bellissima “For your trouble” è un duetto con Rocheman, mentre la lunga e avvolgente “In the Back of the Beyond” è in collaborazione con l’astro nascente della musica ambient Ki Oni. “Live Fantastically” si apre a sperimentazioni drone, tra le frequenze interrotte di “Lose Control” fanno capolino dei field-recordings, e la bellissima conclusiva “Forgetting,” cantata in farsi, suggella tutto con un tocco di estrema eleganza, ricordando un po’ le atmosfere più introverse e languide degli ultimi Radiohead.. Tra pennellate di synth, voci angeliche, residui di glitch e drones, Flying è un disco che condensa gli ultimi anni di musica ambient in un viaggio che affonda le sue radici nel medioriente di Taaraneh Schmidt per proiettarsi nel futuro dell’occidente che cerca la sua faticosa serenità. 

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