Nuovo anno e facciamo che inizi nel modo giusto: chitarre distorte e ruvide, bei riff, un basso saldo e pulsante, una batteria che non lesina sui piatti e soprattutto, un cantante che non si vergogna di cantare a pieni polmoni e restare lontano da quei sussurri tra spoken-word e crooning psicotico che va tanto di moda tra le tribute band dei Fall che infestano l’Europa. 
I Perfect Angel at Heaven vengono da Indianapolis e sono un classico trio chitarra-basso-batteria—Casey Noonan (chitarra), Alex Grove (basso), and Daniel Thacker (batteria— la migliore formula, la squadra che non cambi perché vince. E convince. Quattro tracce, una più accattivante dell’altra, e ciascuna una variazione della collaudata formula indie-rock anni ’80/’90, quella che dai Pixies e Sonic Youth passa da Speedy Ortiz e arriva agli Ovlov, tanto per fare qualche nome e creare familiarità. “Is it Mom” inizia con un arpeggio di chitarra che esplode in un riff furioso, sul modello di “Teenage Riot” dei Sonic Youth, ma invece di seguire la strada del noise-pop devia verso un rock tirato che fa pensare ai migliori Husker Du o alle cose più convincenti di Bob Mould, con un bell’impasto vocale su bridge e ritornello. “Miami” è un tuffo nelle sonorità cupe e serrate del grunge anni ’90, più Alice in Chains e Mother Love Bone che Nirvana, con quella voce roca e il cantante di gola che non si sentiva da tempo, c’è anche una assolo di chitarra su un tappeto di basso e batteria che sfuma in un arpeggio finale à la Interpol. Il singolo “Pyramid” entra a gamba tesa e è un jangle abrasivo, come gli Smiths rifatti dagli Ovlov: muri di chitarre che non coprono melodie che ti si appiccicano alle orecchie come colla.   Si definiscono come una band per gli amanti di no wave, video games e metal, ma in realtà sono per chiunque ami il caro vecchio rock alternativo sporco e sudato, suonato, cantato, urlato come si faceva negli anni ’90 e si dovrebbe fare sempre.

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