E così arrivammo alla fine di un altro stupido e lurido anno, e a ogni fine di ogni stupido e lurido anno sento il bisogno di mettere ordine nella mia testa e soprattutto di  mettere ordine nella musica che mi ha fatto compagnia per quattro stagioni. Cosa che mi è ancor più necessaria da quando la musica è diventata un pozzo di San Patrizio senza fondo  Ho bisogno di  dare un senso di chiusura a un anno, almeno parziale,  di dargli dei contorni che lo rendano riconoscibile per poi rimaneggiarlo quando questo presente sarà diventato passato e nuovi approcci mi obbligheranno a revisionare tutto. Ovviamente sono elenchi che hanno un valore solo per me, visto che disegnano la struttura del mio mondo, e la musica, più di ogni altra cosa, per me è sempre stata una forma di escapismo, un esercizio solipsista: i confini della mia musica sono i confini del mio mondo, e quest’anno il mio mondo è fatto così:

  1. Lucrecia Dalt, ¡Ay! (RVNG Intl.)


    Segue Lucrecia Dalt da Anticlines, l’ho seguita quando mi ha portato nella coscienza di Lia su No era solida, che secondo me è stato il disco migliore del 2020, l’ho seguita nelle sue colonne sonore e nelle scorribande elettroniche fatte con Aaron Dilloway. ¡Ay! mi ha preso alla gola. Non mi aspettavo un disco del genere da Lucrecia Dalt, un tuffo nel suo passato, nella sua tradizione, ma a conti fatti è esattamente quello che ci si doveva aspettare prima o poi da un’artista che ha sempre cercato una via di trasformare il presente in futuro:¡Ay¡ rende presente e vivo il passato, lo riscrivere, lo rigenera, lo trasfigura, un po’ come fanno gli chef più abili con i piatti della tradizione e le cucine del mondo. Ascolti la musica di Lucrecia Dalt e ti viene in mente Orson Welles che ne “La ricotta” di Pasolini per definire Federico Fellini si limita a dire: “Egli danza.” Definizione icastica perfetta anche per Lucrecia Dalt: “Ella danza.” Lucrecia Dalt è un’aliena, un’illuminata, un’artista eclettica e multidisciplinare che crea delle vere e proprie operette filosofiche [recensione completa qui]
  2. Ellis Swan, 3 am (Quindi Records)
  3. Empath, Visitor (Fat Possum)
  4. Soundcarriers, Wilds (Phosphonic)
  5. Fievel is Glauque, Flaming Swords (la loi)
  6. Winged Wheel, No Island (12XU)
  7. Exek, Advertise Here (Castle Face)
  8. Nu Genea, Bar mediterraneo (NG Records)
  9. Makaya McCraven, In These Times (International Anthem)
  10. Orielles, Tableau (Heavenly Records)
  11. Panda Bear & Sonic Boom, Reset (Domino)
  12. Sofie Birch, Holotropica (Intercourse)
  13. Elaine Howley, The Distance Between Heart and Mouth (Touch Sensitive)
  14. Bitchin’ Bajas, Bajascillators (Drag City)
  15. Horse Lords, Comradely Objects (RVNG Intl)
  16. Matchess, Sonescent (Drag City)
  17. Soul Glo, Diaspora Problems (Epitaph)
  18. Yuta Matsumura, Red Ribbon (Low Company)
  19. Moor Mother, Jazz Code (Anti)
  20. Dana Gavanski, When it Comes (Ba Da Bing)
  21. Anadol, Felicita (Pingpung)
  22. Horsegirl, Versions of Modern Performance (Matador)
  23. Beth Orton, Weather Alive (Partisan Records)
  24. Treasury of Puppies, Mit Stora Nu (Discreet Music)
  25. Little Simz, NO THANK YOU (Anti)
  26. The Hardy Tree, Common Grounds (Clay Pipe)
  27. Billy Woods, Aethiopes (Backwooz Studioz)
  28. ssabæ, azurescensœ Few Crackles)
  29. Emmanuelle Parrenin, Targala. La maison qui n’est pas une (Johnkôôl Recoeds)
  30. Şatellites, Şatellites (Batov Records)
  31. Rosa Beach Mason & Sean Conrad, Wake (Inner Island)
  32. Amateur Hour, 𝗞𝗿𝗼̈𝗸𝘁𝗮 𝗧𝗮𝗻𝗸𝗮𝗿 𝗼𝗰𝗵 𝗕𝗿𝗮̈𝗻𝗱𝗮 𝗩𝗮𝗻𝗼𝗿 (Appetite)
Pubblicità